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1.1 Le ragioni di una testata.
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Alternative: ciò che è maturato nel nuovo secolo, nella critica
della globalizzazione capitalista. La trasformazione (e l’autotrasformazione)
delle soggettività come leva di “un altro mondo possibile”.
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Per il socialismo: una scelta che rimotiva questo percorso e
questo possibile approdo sulla base di un’idea di società liberata e
aperta. Liberata dalla sfruttamento e dall’alienazione capitalistica,
aperta nella possibilità che offre a ciascuno e a ciascuna di vivere la
libertà e la propria irriducibile differenza
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Noi: ciò che è cresciuto nel cammino della rifondazione, vincendo
le resistenze e operando le rotture necessarie, nel nuovo rapporto
costruito con e nei movimenti.
1.2 Il meta-revisionismo: un’opzione dichiarata
Dopo la fine del “campo socialista” e i fallimenti del XX secolo, è
all’ordine del giorno la necessità di un processo revisionistico di tipo
inedito. Finora, nella storia recente della sinistra e del movimento
operaio, e assai diversamente da ciò che era accaduto in altri
importanti momenti della loro storia, il revisionismo ha operato
unidirezionalmente – l’abbandono della lotta di classe – e ha
contribuito a suscitare una replica altrettanto unidirezionale – la
riconferma dell’ortodossia. Si tratta oggi di “rivedere”, in profondità,
ambedue questi esiti, riaprendo una stagione di innovazione teorica e di
revisionismo alto, di cui pure già ci sono all’opera importanti
anticipazioni. Essa si rivolgerà, appunto, versus il
neo-bernsteinismo e versus la neo-dogmatica di sapore
terzinternazionalista. Cercherà di recuperare, riattualizzandole, alcune
intuizioni del “marxismo critico” e alcune esperienze del movimento
operaio occidentale che implicavano una possibile “altra via”.
Connetterà all’analisi delle contraddizioni del presente e ai più
fecondi percorsi del pensiero critico la nuova teoria da costruire – mai
come edificio sistematico e chiuso di certezze, ma come work in
progress di verità politiche, e politico-pratiche.
Metarevisionismo perché è comunque necessario l’oltrepassamento del
marxismo ai fini di dar luogo ad una rinnovata critica al nuovo
capitalismo (il capitalismo della così detta “economia della
conoscenza” e la sua oscillazione tra pancapitalismo e fattori di una
sua fuoriuscita). La chiave marxiana resta fondativa ma non è esaustiva:
è necessaria e però non sufficiente. Metarevisionismo anche perché
assume il rischio della catastrofe, l”aut aut storico tra socialismo e
catastrofe.
2. L’ipotesi di lavoro
2.1 Gli antecedenti
Un
punto di partenza fecondo seppur non esclusivo, dell’analisi
storico-politica, è l”asse Marx/Benjamin. Ovvero la critica dell”idea di
progresso, come “destino” ineluttabile delle società avanzate e della
storia stessa dell’umanità, ma anche critica del progresso come base
naturale del “riformismo”.
2.2 Gli interlocutori
Il
movimento pratico va dalla difesa delle conquiste del movimento operaio
(materiali e immateriali) alla critica della globalizzazione
capitalistica, dai movimenti femministi all”ambientalismo, dal pacifismo
all”iniziativa delle comunità di lotta. Si tratta di indagare tutte le
soggettività critiche nei movimenti reali e le loro possibili
connessioni.
3.Le basi teoriche
3.1 Oltre l’Ottobre
Nelle tesi di Walter Benjamin sulla filosofia della storia rispetto
alla politica, che propongono una critica della socialdemocrazia di
forte attualità, non convince oggi la mancata critica allo sviluppo
dell’Ottobre. L’Ottobre poteva essere l”irruzione messianica nella
storia: perché non lo è stato? Resta la questione irrisolta del potere,
ovvero della conquista del potere che poi si rovescia nella società come
oppressione, fino a cancellare le ragioni che hanno spinto alla vittoria
le forze della trasformazione. E resta il grande tema della sconfitta:
per un verso, ora sappiamo che anche nei fallimenti più gravi erano
presenti scintille di liberazione, che non sono riuscite a rompere la
gabbia del “percorso di sconfitta” nelle quali erano chiuse; per l”altro
verso, ora siamo consapevoli che è possibile “perdere” anche
dall’interno, per rovescio, non solo in virtù dell’intervento di un
fattore repressivo esterno (Comune di Parigi).
Sulle tracce di Benjamin, del suo “Angelus Novus”, oggi si tratta di
recuperare il “balzo di tigre” e di riflettere anche sull”irruzione
dell’elemento messianico nella storia.
3.2 La rivoluzione, una storia e un’idea da
ritematizzare
La
rivoluzione non è la conquista del potere politico centrale, ma l’avvio
di un processo di trasformazione della società, dentro un nesso
“virtuoso”, nella politica pratica, tra il presente e il futuro.
Un’acquisizione necessaria ma non sufficiente. E’ necessario concepire
il processo di trasformazione, nel suo stesso farsi, anche come una
“finestra” che si affaccia sulla storia. Nel processo di trasformazione
c’è anche la preparazione dell’irruzione, dell’attesa della rottura,
(della rottura) che vive non solo nel grande salto ma anche nel tempo
presente. Se si rileggono gli anni sessanta alla luce dell’esplosione
del ‘68-‘69 (che fu comunque diversa da paese a paese), si può
constatare l”imprevedibilità della rottura pur così vicina: ancora nel
1967, in Italia non solo nessuno prevedeva il ‘68-‘69 ma molti
teorizzavano la già avventura integrazione della classe operaia nel
sistema. Se si rivedono i primi decenni del secolo scorso, si scopre che
il processo rivoluzionario – e il punto di rottura – aveva la Germania,
non la Russia, come suo luogo deputato.
Per cogliere davvero le lezioni della storia, è dunque necessario
leggere la storia “in contropelo”. Non è vero, contrariamente a ciò che
diceva Croce, che la storia non si fa mai con i se – si fa anche con i
se, le altre vie d’uscita possibili, la capacità di riconnettere
causazioni ed esiti.
La
rivoluzione non è l’“ora X”. Ma non può neppure escludere da sé momenti
di rottura, accelerazioni improvvise, precipitazioni anche brusche degli
equilibri precedenti: è il tema, ineludibile, del salto.
Viceversa: non è mai il risultato di una sequenza di riforme – o di un
cammino di progresso sostanzialmente lineare. Ma non può non passare
attraverso una serie di conquiste parziali, capaci di segnare tanto il
mutamento dei rapporti di forza nella società, quanto la maturazione
delle soggettività: è il tema, anch’esso ineludibile, della
preparazione, della capacità di prefigurazione e di anticipazione
(gli “elementi di socialismo”). Questa natura complessa – e di massa –
del processo rivoluzionario chiede quasi “naturalmente” un’opzione
nonviolenta
4. Il movimento pratico
4.1 L’analisi del capitalismo
Lo
sviluppo della nostra elaborazione deve svilupparsi dalla
globalizzazione capitalistica al capitalismo della globalizzazione e
della conoscenza.
Come scrive Andrè Gorz (L”Immateriale): “Non è un capitalismo in
crisi, ma è la crisi del capitalismo che scuote profondamente la
società”.
I
temi-chiave della ricerca sono:
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La crisi Usa nel mondo. Il nesso guerra-terrorismo-fondamentalismi. Il
peso del nuovo kombinat finanziario-politico che guida i processi
globali (in alto).
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Il lavoro vivo nelle nuove sfide tra liberazione e
alienazione-sfruttamento (in basso).
4.2 Il lavoro salariato
Nelle relazioni che si ridefiniscono tra lavoro, saperi, valore e
capitale nel nuovo capitalismo si va verso un pancapitalismo o si
prepara una fuoriuscita dal capitalismo? Un quesito aperto, così come la
tematica della lotta di classe nella globalizzazione (quella tra
lavoratori e imprese e quello emergente del controllo del pubblico,
della cultura comune e dei beni collettivi). Una buona guida per
comprendere processi e soggetti continua a venire dalla lettura dei
Grundrisse: “L’appropriazione del lavoro vivo ad opera del lavoro
oggettivato […] , che è nel concetto stesso del capitale, è posta, nella
produzione basata sulle macchine, come carattere del processo di
produzione stesso […]. L”operaio si presenta come superfluo, nella
misura in cui la sua azione non è condizionata dal bisogno [del
capitale]”. “Ma infatti, una volta cancellata la limitata forma
borghese, che cosa è la ricchezza se non l’universalità dei bisogni,
delle capacità, dei godimenti, delle forze produttive ecc. degli
individui, creata nello scambio universale? Che cosa è se non il pieno
sviluppo del dominio dell’uomo sulle forze della natura, sia su quelle
della cosiddetta natura, sia su quelle della propria natura? Che cosa è
se non l’estrinsecazione assoluta delle sue doti creative, senza altro
presupposto che il precedente sviluppo storico, che rende fine a se
stessa questa totalità dello sviluppo, cioè dello sviluppo di tutte le
forze umane come tali, non misurate su di un metro già dato?”.
Sono i temi della liberazione del e dal lavoro salariato. Necessità
confermata e nuove difficoltà nelle esperienze operaie mentre crescono
nuove opportunità di liberazione dal lavoro salariato. Interesse e
ambiguità e doppiezza delle esperienze conosciute di lavoro autonomo.
4.3 La nuova coalizione del lavoro
La
nuova coalizione del lavoro va al di là della compagine lavorativa
tradizionale: nell’indagine sul nuovo proletariato dell’era
post-industriale, la guida simbolica è il rapporto 1° maggio/may day:
della festa del lavoro tradizionale da una parte, del precariato come
soggetto di conflitto dall’altra.
La
nuova coalizione è formata dalla classe operaia tradizionale, da ciò che
si può chiamare neo-proletariato, popoli organizzati in comunità, realtà
che possono diventare un soggetto critico fondato su delle basi
materiali e immateriali costituenti una cultura di alternativa. La
cultura delle donne entra in maniera decisiva nella definizione di
questa nuova colazione.
Un
movimento dei movimenti su scala mondiale: nuove alleanze, il peso della
cultura critica nella formazione dell’alleanza.
4.4 I problemi politici dei movimenti
Sono da sottoporre a indagine, a vaglio critico: le questioni della
continuità, dell’estensione e dei nessi dei e tra i movimenti. Il
problema dell’efficacia dell’agire collettivo. La collocazione in esso
del conflitto del lavoro, le questioni del rapporto tra movimenti e la
rappresentanza politica, con i partiti e con le istituzioni
repubblicane, locali, nazionali, soprannazionali. Il rapporto tra le
esperienze nei/dei movimenti e il problema della trasformazione. La
democrazia della partecipazione e del consenso. Le forme di
organizzazione nei movimenti. Il rapporto con la democrazia in generale.
4.5 La democrazia
E’
necessario indagare il tema in ogni suo aspetto a partire dalla crisi
della democrazia nelle società capitalistiche post-novecentesche. La
dura eredità negativa della costruzione statuale nelle società
post-rivoluzionarie del Novecento.
La
conciliabilità tra capitalismo e democrazia non come vocazione della
società capitalista ma quale compromesso reso storicamente possibile
dall’irruzione delle masse organizzate nella politica e nell’età
dell’oro dello sviluppo capitalistico.
La
necessità intrinseca dello sviluppo della democrazia partecipata e
inclusiva per un progetto di trasformazione della società e di
liberazione dell’uomo dallo sfruttamento e dall’alienazione.
Il
rapporto tra mezzi e fini in una critica al potere fondata sulla
partecipazione.
Il
rapporto tra l’arricchimento della democrazia e la pratica della
nonviolenza.
La
riflessione sugli snodi della storia moderna in cui si è affacciata la
possibilità di dar vita a una democrazia compiuta, nei quali essa è
stata mancata o è stata sconfitta: le lezioni da trarre.
L’attuale afasia della democrazia, la crisi della rappresentanza e
l’appannamento dei grandi organizzatori politici nella società: i loro
nessi con la crisi della politica.
La
ricerca della via per la costruzione di un nuovo ordinamento
democratico, la riforma e il rinascimento della politica, la ripresa del
tema della trasformazione.
5. Racconti di generazioni
5.1) Sugli ascendenti
Interviste a compagne e compagni della storia dell’Italia della
Resistenza e del dopoguerra:
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Che cosa era per loro il socialismo dell’iniziazione e dell’immediato
dopoguerra.
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Che cosa è oggi per loro il socialismo e in che cosa è diverso, se lo
è, dopo un lunga e dura storia.
5.2) Sui discendenti
Intervista a protagonisti delle nuove generazioni.
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Che cosa è oggi per loro il socialismo, come si configura il conflitto e
i movimenti nella loro esperienza di vita.
6. Ricerche
6.1 Sul lavoro vivo
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Indagare le ragioni di un deficit di conoscenza generale che investe
anche noi.
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Pubblicare ricerche e inchieste di ricostruzione della conoscenza
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Organizzare dibattiti e pubblicazioni.
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Recensire libri e nuove attenzioni al tema ovunque si producano.
6.2 Sulla società civile
Si
parte da una tesi interpretativa sull’Italia del dopoguerra: cresce la
società civile con il crescere e l’organizzarsi del conflitto di classe
e la sua traduzione in politica.
Da
qui si indaghino:
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Il peso delle grandi organizzazioni nel territorio e il loro declino.
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L”erosione della democrazia reale.
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Il ruolo della contrattazione nel conflitto di lavoro nel caso italiano.
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Il perché del mancato cambiamento nel dopoguerra, quando è sembrato
farsi matura la sua possibilità.
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L’eccezione del ciclo ‘68-‘75, quando la democrazia del conflitto e
della partecipazione raggiunge una particolare densità.
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La sconfitta dell’ipotesi di cambiamento e le grandi rivincite
capitalistiche: de-ideologizzazione della politica, la crisi delle
grandi organizzazioni, l’istituzionalizzazione del sindacato, i processi
di americanizzazione.
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La nuova fase dopo Genova 2001: l’Italia nel mondo della globalizzazione,
la società civile tra rinascita e barbarie.
6.3 Sull’organizzazione dell’impresa
La
rivista si propone di indagare:
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Il peso dell’impresa nella riorganizzazione dell’economia capitalistica
e il suo crescente proporsi come modello generale e unico di
organizzazione in tutta la società.
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L’influenza del modello dell’impresa nei comportamenti sociali, politici
e istituzionali.
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I sintomi di una possibile crisi del modello: la ricerca di eticità
negata, la denuncia, dall’interno, dell’impresa senza anima, l’esodo
anticipato dei manager.
6.4 Sullo spazio pubblico
Si
indaghino approfonditamente le ragioni storiche e politiche dell’attuale
rinascita della questione:
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Indagarne le ragioni culturali, e la ricostruzione di senso in nuove
esperienze nelle relazioni sociali e nel rapporto con la natura.
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Riflettere sull’intreccio tra naturalità dell’essere umano e storicità.
La coscienza del limite nel ripensare il futuro dell’umanità.
Opposizione all’assolutizzazione della scienza e della sua libertà, non
in nome del suo rifiuto, ma per la costruzione di una nuova visione che
parta dall’interdisciplinarietà, dal principio di precauzione, e da una
nuova democrazia partecipata della ricerca, con al centro la persona e
non il profitto.
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